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ammoniaca nitrati e nitriti

La presenza di ammoniaca in un acqua di primo impiego è in genere indice di un inquinamento di tipo organico perché si ottiene dalla decomposizione aerobica ed anaerobica di sostanze azotate da parte di microrganismi. Deriva in altre parole dalle deiezioni umane o animali dove è contenuto sotto forma di urea risultante dal metabolismo delle proteine. La sua presenza nell’acqua, se associata ad analisi microbiologiche sfavorevoli, costituisce un sicuro indice di inquinamento da scarichi fognari o zootecnici. È soprattutto per questa correlazione che la legge ha stabilito come valore limite nelle acque potabili la concentrazione di 0.5 mg/L. La tossicità dell’ammoniaca in forma molecolare (quindi in ambiente basico) è circa 50 volte superiore a quella dello ione ammonio NH4+. Come livello di qualità per la vita dei pesci, la concentrazione limite è di 0,02 ppm per un pH inferiore a 8,5 mentre concentrazioni comprese fra 0,2 e 2 ppm sono risultate tossiche, anche se non sempre letali, per molte varietà di pesci. Nella potabilizzazione delle acque la presenza di ammoniaca determina una maggiore richiesta di cloro ed allunga il tempo di disinfezione.
I nitrati e i nitriti, invece, possono essere prodotti in natura dai processi ossidativi dello ione ammonio oppure da fenomeni conseguenti all'impiego dei fertilizzanti azotati in agricoltura, agli scarti delle attività zootecniche e agli scarichi domestici. Lo ione nitrato NO3- è spesso il componente di sali molto solubili impiegati come fertilizzanti, pertanto può passare velocemente nelle acque sotterranee per dilavamento del suolo agricolo. Esistono comunque trattamenti di potabilizzazione, tecnologicamente avanzati e piuttosto complessi, che permettono di ridurre la concentrazione di nitriti e nitrati fino alla totale eliminazione. Valori maggiori dei livelli previsti dalla legge sia di nitrati che di nitriti sono considerati pericolosi per l’uomo e per l’ambiente.
I nitrati sono i prodotti finali dell’ossidazione dell’ammoniaca e dei nitriti da parte dei microrganismi del suolo, sono assimilati dalle piante cui sono forniti nei fertilizzanti e trasformati in proteine. Causa principale della presenza dei nitrati nelle acque primarie è il dilavamento del suolo trattato con fertilizzanti, ma sono anche presenti nelle piogge acide. L’uomo li assorbe dai vegetali, insaccati ed acqua tanto che ne assumiamo in media 100 mg/giorno. Il pericolo da parte dei nitrati non è tanto la loro tossicità, piuttosto bassa, quanto la loro trasformabilità in nitriti. Nelle acque minerali, per i nitrati sono previsti due differenti limiti: 45 mg/L nelle ordinarie acque minerali e 10 mg/L in quelle destinate all’infanzia. Soglia massima di 50 mg/L.
I nitriti, ione NO2-, si formano in natura per riduzione dei nitrati o per ossidazione dell’ammoniaca ad opera di microrganismi. In acque ben ossigenate sono trasformati rapidamente in nitrati, reciprocamente in ambiente anaerobico i nitrati sono ridotti a nitriti. I nitriti sono tossici perché possono reagire con l’emoglobina del sangue dando metaemoglobina con difficoltà al trasporto di ossigeno (particolarmente pericolosa per i neonati) e, in presenza di ammine, possono formare nitrosammine con azione cancerogena, mutagena e teratogena. Oltre che per la sua tossicità l’acqua potabile deve essere priva di nitriti perché sono anche un indice di inquinamento batteriologico. Particolarmente sensibili all’inquinamento da nitriti sono i bambini piccoli e le donne durante la gravidanza, ma se i livelli rimangono entro i limiti di legge non sussistono problemi di tossicità. Pertanto nell’acqua potabile dovrebbero pertanto essere assenti.




[1] FERTILIZZANTI AZOTATI
[2] FERTILIZZANTI AZOTATI